arch. Raimondo De Paula Associazione di Protezione Civile "Falchi del Sud" - Napoli
Ilaria Tarantino Unità Cinofila Partenopea - Napoli
Marco Tomas Associazione di Protezione Civile "Falchi del Sud" - Napoli
Di fronte ad un incendio. Qual è il tipo di comportamento che potremmo tenere?
Partiamo da due esempi: due pile di oggetti di cui il primo ha preso fuoco l’estremità superiore ed un altro l’estremità inferiore.

In questo caso (colli accatastati) possiamo seguire i seguenti comportamenti:
- Spostare la sorgente del fuoco dal materiale che non ha preso fuoco.
- Spostare il materiale che non ha preso fuoco dalla sorgente del fuoco.
Poiché l’incendio si manifesta per la concomitanza dei tre fattori combustibile, comburente e temperatura di accensione, estinguerlo vuol dire agire su uno degli elementi del triangolo del fuoco.
Ad esempio, nel caso di un incendio boschivo noi avremo unfronte di fuoco, una distanza minima dal fuoco relativa alla temperatura; uno dei metodi per spegnere un fuoco è quello di fare una barriera al fuoco costituita da un’area nella quale abbiamo totalmente eliminato combustibile o scavando dei solchi o incendiando una porzione di vegetazione creando un controfuoco.
In questo caso quindi operiamo per sottrazione di combustibile.
In altri casi potremmo operare sottraendo comburente con il soffocamento o abbassando la temperatura quindi agendo sulla T. di A.
Riassumendo possiamo avere i seguenti tipi di azione:
1) AZIONE SUL COMBUSTIBILE
Agire sul combustibile significa togliere o separare ciò che non brucia da quello che arde o viceversa. Per effettuare questa manovra sono indispensabili due condizioni:
a) che fumo e calore consentano l’avvicinamento;
b) che il materiale sia asportabile (pezzatura adeguata ai mezzi a disposizione sia manuali che meccanici).
Su incendi di grosse proporzioni risulta difficile una tale tecnica di intervento sia per le masse in gioco che per le temperature che sovente sono elevatissime.
2) AZIONE SUL COMBURENTE
Intervenire sul comburente significa isolare il combustibile dall’ossigeno atmosferico, in questo caso l’incendio viene "soffocato". Infatti è utile ricordare che generalmente i combustibili non possono bruciare in assenza di ossigeno. Valga l’esempio della candela sotto il bicchiere.
Nel nostro caso il bicchiere può essere sostituito da una coperta ignifuga, da una coltre di sabbia, terra, polvere o schiuma, ma anche da un gas che non sia combustibile o comburente (inerte) e purché sia più pesante dell’aria.
3) AZIONE DI RAFFREDDAMENTO
Il raffreddamento incide negativamente sulla combustione, in quanto abbatte la temperatura.
Tra gli estinguenti più usati per produrre una siffatta azione, particolare menzione spetta all’acqua, che presenta anche il non trascurabile vantaggio di essere facilmente reperibile.
In termini concettuali qualunque sostanza liquida, grassa, ma anche solida, proiettata sul fuoco produce un raffreddamentotanto incisivo quanto maggiore sarà la differenza di temperatura fra estinguente e calore raggiunto dal combustibile. Anche la conducibilità termica ha la sua importanza e con essa le masse in gioco, etc…
4) AZIONE CHIMICA
L’azione chimica di estinzione delle fiamme viene realizzata attraverso l’uso di sostanze che interagiscono negativamente con la reazione fuoco.
Il meccanismo estinguente è un po’ complesso.
Sostanzialmente si tratta di liberare degli elementi chimici che si combinano con i prodotti volatili che si sprigionano dal combustibile, rendendo questi ultimi inadatti alla combustione. La reazione chimica (fuoco), viene così bloccata. Le più note sostanze catalizzatrici negative della combustione che vengono utilizzate come estinguente sono gli idrocarburi alogenati (halon). Oggi si studiano prodotti alternativi poiché, alla stregua dei CFC, gli alogenati con il loro elevato contenuto di cloro minano lo strato di ozono stratosferico.



